A commento del libro: “Dentro la globalizzazione - Le conseguenze sulle persone “– di Zygmunt Baumann
"Globale" e "locale" sono i due termini attorno ai quali ruota l'analisi di Baumann, nel saggio "Dentro la globalizzazione" (1989). Al primo termine si affianca il termine "mobilità †e anche "libertà di movimento" intesa anche come "libertà di scelta"; al secondo quello di "immobilità " e anche "limitazione della libertà " intesa anche come di scelta, di movimento.
Dalla libertà di movimento dell'individuo (o della entità ) globalizzato discendono molte conseguenze dal momento che a essere 'globalizzati' e "privi di vincoli" (temporali, spaziali...) sono coloro che detengono il vero potere del mondo: i capitali, la finanza, l'economia globalizzata, il mercato...)
Altro concetto che si lega a quello di "globale" e, con esso, di “mobile†è la rapidità , intesa come l' "immediatezza" delle azioni di chi è appunto globale, rispetto alla "lentezza" di chi è locale: nel locale il tempo è dilatato, quanto compresso, quasi annullato nel globale. I capitali si muovono istantaneamente e il movimento dei capitali può determinare il destino di chi è "locale" e/o costretto ad esserlo per sua natura.
Non solo, dunque, compressione e annullamento dello spazio tempo che connotano il potere globale ma anche potere di intervento su chi è locale. E controllo.
Il potere e le possibilità del mercato globalizzato superano di gran lunga ogni altro potere, come quello dello Stato, espropriato della sua politica economica che e' una delle colonne su cui si fonda, o meglio, si era fondata fino ad un certo punto, la sua sovranità .
[…] le tre colonne su cui si regge la sovranità (dello Stato) sono ormai spezzate. E possiamo affermare che le conseguenze maggiori vengono dalla distruzione della colonna dell’economia. Oggi gli stati-nazione non riescono più a far quadrare i conti quando a prevalere nella sfera della propria sovranità sono gli esclusivi interessi della popolazione. E per questo, sempre di più, si trasformano in esecutori e plenipotenziari di forze che non hanno nessuna speranza di controllare sul piano politico". (pag. 74 )
Lo Stato - privato del suo potere fondamentale, gestire la politica economica senza vincoli e per l'interesse della popolazione -, nella impossibilità di dare sicurezza al cittadino per quanto riguarda le sue istanze fondamentali, come il lavoro che viene ad essere intaccato dalla flessibilità o peggio dalla precarietà , come il welfare che è costantemente aborrito dai poteri della globalizzazione economica - orienta l'attenzione dei cittadini verso aspetti della 'sicurezza' dei singoli individui, esasperandone l’impatto.
“Nel cabaret della globalizzazione, lo stato fa lo strip-tease e alla fine dello spettacolo resta con il minimo indispensabile: i suoi poteri di repressione. Una volta distrutta la sua base materiale, annullata la sua sovranità e la sua indipendenza, cancellata la sua classe dirigente, lo stato nazione diviene un semplice servizio di sicurezza per le grandi imprese […] I nuovi padroni del mondo non hanno bisogno di governare direttamente. I governi sono incaricati di amministrare gli affari per loro contoâ€. (nota: Vedi “Sept pieces du puzzle neaoliberal: la quatrieme guerre mondiale a commence’†, in “Le monde diplomatique, agosto 1997, p.p. 4 e 5)(nel testo di Baumann a pag. 75)
Nel capitolo “Legge globale, ordini locali†Bauman ci parla del fenomeno della individuazione, molto attuale, di sempre nuove categorie di soggetti da includere nella categoria di ‘delinquenti’ o comunque “turbatori dell’ordine’, “diversiâ€, candidati al carcere ed infatti non a caso troviamo sempre più carceri e carcerati nel mondo). Di fronte a questa insicurezza esistenziale che pervade la società della flessibilità , della precarietà , dell’assenza di tutele, dei reiterati richiami ai pericoli globali, lo Stato, quello dello streap tease, che non puo’ incidere su questo tipo di insicurezza, indica, come fonti della medesima, sempre altri e nuovi soggetti a portata di mano. E’ da notare quanto sia interessante il soffermarsi dell’Autore sulla parola ‘sicurezza’ e soprattutto là dove indaga il significato della parola nella lingua tedesca:
[…] Tenuto conto che Sicherheit serve a identificare tutte e tre le esperienze (della sicurezza personale, delle garanzie e della certezz)) contraendone il significato si rifiuta di accettare la loro reciproca autonomia […] “la rara essenzialità di quella lingua non si applica a questo termine: la parola tedesca Sicherheit è la prima vittima della carriera compiuta dalla libertà individuale nell’era tardomoderna. E poichè difficilmente potremmo distinguere i tre generi di difficoltà psicologiche se non fosse per le tre parole, che fanno pensare a tre diversi soggetti semantici, c’è poco da stupirsi se la scarsità di scelte prive di rischi, ossia sicure, e la crescente mancanza di chiarezza nelle regole del gioco, che rende incerta la maggior parte delle mosse, e più ancora il loro risultato, tendono a presentarsi proprio come una minaccia alle condizioni di sicurezza relative in primo luogo al corpo stesso, poi ancora ai beni, i quali sono un’estensione del corpo nello spazio In un modo ancora più insicuro e incerto, siamo fortemente tentati di ritirarci in quella condizione di sicurezza che offre la territorialità ; e così la difesa del ‘territorio’ – la “casa sicura†- diviene la parola d’ordine che campeggia su tutte le porte che uno crede si debbano chiudere a chiave per evitare la triplice minaccia al proprio conforto spirituale e materiale[…] Intorno alla ricerca di condizione di sicurezza si accumulano moltissime tensioni. E dove si manifestano tensioni, brillanti investitori e acuti intermediari di certo sapranno intravedere del capitale politico[…] ( pag.128)
[…]“Ridurre il problema complesso della Sichereit a quello delle condizioni di sicurezza garantite alle persone comporta anche altri vantaggi politici. […] il tema delle garanzie di sicurezza è senza paragone più spettacolare, si presta a essere piò osservato, più trattato in tv, di qualsiasi altra mossa che miri ai livelli più profondi del malessere, ma- per ciò stesso – meno raggiungibili e apparentemente più astratti. La lotta al crimine, come il crimine stesso, e in particolare il crimine che riguarda il corpo e la proprietà , i beni, diventa uno spettacolo eccellente, eccitante, più di altri oggetti di osservazione. Ne sono ben consapevoli i produttori e gli sceneggiatori dei mezzi di comunicazione[…] (pag.129)
Risulta impressionante l’aumento delle carceri nel mondo e la percentuale di carcerati per abitante, soprattutto a partire dagli Stati Uniti, ma anche toccando tutti i Paesi del mondo globalizzato. Parlando delle carceri degli Stati Uniti vi è nel libro una descrizione di quella supermoderna e ipertecnologica (a fine anni 90 e quando ancora non c’era Guantanamo…) di Pelican Bay, in California; questo carcere viene messo in relazione – tra l’altro – con il Panopticon per evidenziarne le peculiarità legate al tempo in cui queste sono state concepite. Del modello di carcere rappresentato dai Panopticon si dice che: “lo scopo dichiarato era di allontanare i reclusi dalla strada della perdizione sulla quale si erano avviati[…] per riportarli su una strada che li indirizzasse a comportamenti tesi a farli rientrare nei ranghi della società “normale†[…] combatterne e vincerne l’accidia[…] “Erano i tempi dell’etica del lavoroâ€[…] quando il lavoro era visto come fondamento dell’etica sociale†[…] (pag.119)
“l’idea stessa di correzione si riduceva a mettere al lavoro i reclusi) […]Quando il progetto del Panopticon fu concepito la mancanza di manodopera disposta a lavorare era considerata da molti l’ostacolo principale al progresso della società . I primi imprenditori lamentavano che i potenziali operai non erano disposti ad adeguarsi ai ritmi del lavoro in fabbrica e […] e correzione voleva dire, nelle circostanze, vincere la loro resistenza†Oggi si preme per smantellare l’abitudine a un lavoro permanente[…] bisogna fare in modo che i lavoratori dimentichino, non imparino, quanto l’etica del lavoro, nei giorni epici dell’industria moderna, voleva insegnare loroâ€[…] (pag.120)
Nel Panopticon si esploravano i limiti della resistenza umana al lavoro, così come nel succitato Pelican Bay si esplorano i limiti dell’uomo recluso nella sua condizione estrema di estraniazione, immobilità , isolamento, controllo assoluto. A Pelican Bay il recluso non lavora, non ha alcun rapporto umano, vive chiuso in cella senza finestre e senza alcuna ricreazione. Propongo un brano dal libro che descrive la realtà di questa Pelican Bay che fu magnificata all’epoca della sua costruzione negli anni 90.(vedi doc. allegato)
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Mi sono soffermata, inevitabilmente non rendendo giustizia alla complessità e al fascino del libro, su aspetti del saggio di Baumann che più immediatamente richiamano i temi e gli allarmi dei nostri giorni e che hanno per questo colpito prioritariamente la mia attenzione: la sicurezza, la precarietà , la flessibilità e lo Stato dell’allarme sicurezza; temi questi inseriti nel saggio nel contesto di una analisi condotta attraverso la presa in esame di aspetti diversi della globalizzazione e che si declinano nei capitoli: “Tempo e classe†– “Guerre spaziali: una cronaca†– “E dopo lo stato-nazione?†– “Turisti e vagabondi†– “Legge globale, ordini locali†– ...…Sembra essere, il primato di Legge e Ordine l’inevitabile caratteristica della società globalizzata. L’analisi di Baumann ci prepara a questo e non casualmente ’Legge globale ordini locali’ conclude il saggio.
Nella allucinante condizione del detenuto di Pelican Bay (e Guantanamo era di là da venire..) c’è già alla ennesima potenza quella condizione di limite, di immobilità , di impotenza, di isolamento, di dilatazione del tempo, di estraneità ; caratteristiche, queste, che avevamo contrapposto alle possibilità di chi detiene il potere nell’epoca della globalizzazione . Perché i veri rifiuti della società sono coloro che non possono in alcun modo adeguarsi - o non lo vogliono - in modo conforme ai ritmi, alle richieste e ai riti di questa globalizzazione. Che, cioè, non sono abbastanza flessibili.
A commento del libro: “Dentro la globalizzazione - Le conseguenze sulle persone “– di Zygmunt Baumann - Laterza 1999 -
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